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Pierre Corbefin e Philippe Marsac dalla Francia PDF Stampa E-mail
Scritto da francesco marino   
Lunedì 11 Maggio 2009 20:47

DUO CORBEFIN-MARSAC

www.duocorbefinmarsac.monsite.wanadoo.fr

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BRANLES D’OSSAU

Stage di danza e bal à la voix animato da Pierre Corbefin e Philippe Marsac

Pierre Corbefin è uno delle figure più autorevoli in Francia nel campo della danza tradizionale. La sua carriera inizia nei primi anni ’60 quando entra a far parte dei “Ballets Occitans de Toulouse”, dove lavorerà come coreografo dal 1969 al 1974. Nel 1970 partecipa alla costituzione del Conservatorio Occitano di Tolosa, di cui sarà Direttore dal 1984 al 2002, ideando, fra l’altro, la manifestazione “Les Journées de la Danse”, una delle iniziative più importanti in Francia legate al mondo della danza tradizionale. Nel 1977 costituisce con Monique Lamothe e Michel Ségonzac il trio vocale Lambrusc, una delle esperienze più avanzate nel folk-revival dell’epoca, un ensemble con cui collaboreranno musicisti dei gruppi Perlinpinpin Fòlc e Mont-Jòia.

Negli ultimi anni la sua attività si è concentrata sull’insegnamento delle danze della Gascogne e del Béarn, e sulla valorizzazione della pratica del bal à la voix, che nell’area occitana del Sud-Ovest della Francia ha conosciuto un grande sviluppo e si è affermata nel movimento folk grazie a gruppi come “Au Son de Votz” o, più di recente, il trio femminile “Tra La La”, proseguendo una linea di intervento avviata in occasione della registrazione nel 1990 dell’album “Les Voix” della collana “Musiques et Voix Traditionnelles Aujourd’hui” promossa dal Conservatorio Occitano, in cui Pierre eseguì alcuni canti a ballo tradizionali della Gascogne.

Il sodalizio con Philippe Marsac, cresciuto alla sua scuola e come lui originario dell’Agenais, nel nord della regione, dove opera come responsabile dell’Associazione “La Camba Torta” di Auvillar, data da oltre un anno e li ha portati a intervenire in vari festival francesi e, recentemente, al Gran Bal Trad di Vialfré per animare atelier di danza e feste da ballo centrate su uno dei repertori più variegati e coinvolgenti dell’Occitania, diffuso in un’area estesa, che fa perno sulla Gascogne, ma che dalle zone collinari interne arriva fino ai contrafforti pirenaici e alle coste dell’Atlantico.

Lo stage di danza interessa il patrimonio coreutico specifico della Vallée d’Ossau, nel Béarn, la regione occitana pirenaica ai confini con la Spagna, area relativamente isolata dove si è conservato un repertorio da ballo unico, ancora praticato nelle feste paesane di Béost, Larun e Bielle, centri principali della zona, comprendente i sauts, danze essenzialmente maschili in cerchio, e i branles, originariamente cantati, poi eseguiti anche strumentalmente, in prevalenza da flauto e tamburin. I branles risalgono alla tradizione delle rondes medievali, dalla disposizione circolare a catena in senso orario (a differenza dei sauts che si ballano in senso anti-orario), e sono poi diventati danza di coppia aperta, ma sempre strutturata in cerchio, dai passi e dalle figurazioni complessi, con uno stile caratterizzato da leggerezza e solennità allo stesso tempo.

L’approccio di Corbefin alla didattica della danza, affinato in stage tenuti, oltre che in Francia, in varie nazioni europee e negli Stati Uniti, è centrato sullo studio dei principi motori che orientano la gestualità dei ballerini, dal passo alla postura del corpo. Come ha dichiarato in un’intervista, “…il branle funziona secondo un proprio movimento preciso. Ma si arriva a questo movimento solo dopo aver studiato le componenti motorie che ne compongono la base. Chi vuole imparare un branle deve sapere che ci sono alla base dei principi di movimento molto precisi che devono essere spiegati in maniera dettagliata.”

Questo metodo di lavoro si inquadra in una concezione “alta” della danza come modo espressivo legato a valori sociali ed umani: “…Per me la danza, in fondo, non è solo la danza. E’ qualcosa cui si attacca qualcos’altro … E’ più che un divertimento. Forse perché è qualche cosa che mi è stato trasmesso dalle persone che ho amato, mio padre, mia madre. Quando io trasmetto qualcosa in fondo arrivo a raccontare anche quello che io ho visto, ho vissuto, sentito. E i racconti che ricordo parlano non solo delle danze ma anche dello spirito con cui queste danze, queste musiche erano vissute. … La trasmissione per me è anche passione. E se questa passione riesco a trasmetterla, per me è come avere raggiunto l’indispensabile, qualcosa di più dell’estetica e del piacere. Aver partecipato e trasmesso una dimensione sociale, una dimensione quasi filosofica.” 

 
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